Teologia politica e crisi della democrazia contemporanea
- fibip2026
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La manipolazione politica della fede nei neopopulismi contemporanei
Sessione plenaria, Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
15 aprile 2026. Casina Pio IV, Città del Vaticano

Introduzione
Uno dei segni più eloquenti del momento storico che stiamo vivendo è la crescente difficoltà nel chiarire il rapporto tra la fede cristiana e la vita politica. Per diversi decenni, sembrava che il predominio dell’umanesimo secolare, dello scientismo e la diffusione globale del paradigma liberale avessero reso tali questioni superate. Tuttavia, la storia ha nuovamente dimostrato la sua capacità di sorprenderci.
La crisi della democrazia contemporanea, l’erosione delle mediazioni istituzionali, la frammentazione culturale, la crescente polarizzazione e l’emergere di neopopulismi di sinistra e di destra hanno riportato alla ribalta interrogativi fondamentali: che cosa accade quando la politica smette di essere compresa come un’attività penultima, limitata e orientata al bene comune temporale, e comincia a presentarsi come se potesse offrire una redenzione nella storia? E ancora: che cosa accade quando la fede cristiana viene utilizzata come forza di mobilitazione politica per raggiungere tale obiettivo?
La questione non è marginale. Alcune analisi recenti sull’America Latina e sul mondo emergente riconoscono ormai apertamente che, accanto alla corruzione, all’ingiustizia sociale, all’autoritarismo, alla polarizzazione e al neopopulismo, la “manipolazione politica della fede” appare come una delle sfide più rilevanti del presente. Ciò significa che la crisi democratica attuale non compromette soltanto l’ordine giuridico o il funzionamento delle istituzioni, ma raggiunge il livello più profondo della cultura, dell’immaginario collettivo e delle dinamiche religiose presenti nel cuore dei popoli.
Per questo motivo, non è sufficiente denunciare l’irrazionalità degli estremismi o lamentare l’indebolimento del consenso democratico. È necessario andare oltre e interrogarsi sul tipo di assolutizzazione della politica che riemerge in molti movimenti contemporanei; sulla distorsione della categoria di “popolo” quando viene catturata da logiche binarie; sul modo in cui la religione diventa, in certe congiunture, un emblema culturale, uno strumento di conflitto o un mezzo di legittimazione del potere; e soprattutto sulla necessità di sviluppare un’adeguata “teologia del politico” che, senza dissolvere la specificità della fede né privatizzarla, permetta una presenza cristiana realmente libera, feconda nella storia e capace di umanizzare la vita democratica.
La nostra ipotesi è la seguente: la crisi contemporanea della democrazia favorisce l’emergere di neopopulismi che tendono a riattivare forme difettose di teologia politica; tali forme operano assorbendo la fede nella logica del conflitto e del potere, trasformando il cristianesimo in un’ideologia identitaria o in uno strumento di mobilitazione. Di fronte a ciò, il compito intellettuale e pastorale decisivo consiste nel recuperare una “teologia del politico” che, affermando la distinzione tra l’ordine della grazia e quello temporale, renda possibile una nuova presenza cristiana capace di contribuire alla rigenerazione della vita democratica.
Per accedere al testo completo, si prega di visitare il seguente link: https://wherepeteris.com/political-theology-the-crisis-of-contemporary-democracy/


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