NOELIA, DALLA PROSPETTIVA DELLA BIOETICA
- fibip2026
- Mar 31
- 2 min read
Updated: Apr 1
Di Elena Postigo
Esperta in Bioetica
Leri mi è stato chiesto di dire qualcosa sul caso #Noelia dalla prospettiva della #Bioetica. Confesso che la sua storia mi ha profondamente colpito. È la storia di una giovane donna, figlia di genitori divorziati con difficoltà, presa in carico dai Servizi Sociali e collocata in un centro per minori. Lì ha subito una violenza di gruppo e non ha ricevuto l’assistenza psicologica né il sostegno umano di cui aveva bisogno. Dopo un tentativo di suicidio fallito, è rimasta su una sedia a rotelle, approfondendo ulteriormente il suo dolore. La sua storia mette a nudo le crepe più profonde del nostro sistema: una vittima di abbandono istituzionale, lasciata completamente sola di fronte al dolore. Ora, la sua richiesta di aiuto a morire viene presentata come un atto di libertà, quando in realtà esprime la disperazione di chi non è mai stata accolta né trattata come meritava.
Non ci troviamo di fronte a un caso di #eutanasia, bensì di #suicidio_assistito. Noelia non soffre di una malattia terminale, ma di una profonda depressione derivante da un trauma non elaborato. Ciononostante, la legge consente di aprire questa porta senza distinguere tra una sofferenza fisica irreversibile e una sofferenza psicologica che può essere trattata e alleviata. Si tratta di una gravissima falla che crea un precedente: una norma che oggi viene applicata a persone che potrebbero recuperare la propria vita se ricevessero l’aiuto, la terapia e l’accompagnamento adeguati.
La vita di Noelia è preziosa, anche se lei non lo percepisce né lo vede. La #dignità_umana non dipende dalla sofferenza né dall’autonomia intesa come autosufficienza. Nasce dal valore unico di ogni persona, dal suo bisogno di relazioni, cura e amore. Tuttavia, la legge, invece di offrire una vera compassione, finisce per legittimare la rinuncia alla vita da parte di coloro che più necessitano di sostegno e speranza.
Noelia non ha bisogno che lo Stato le offra la morte; ha bisogno che qualcuno le restituisca il senso, l’aiuto e la possibilità di guarire. A mio giudizio, ciò che sta accadendo a lei non è un gesto di libertà, ma il riflesso di un profondo fallimento collettivo. Quando la vita fa male, ciò che è veramente umano è prendersi cura, accompagnare e sostenere, non uccidere.
Mi addolora una società che sa offrire solo questa via d’uscita a una giovane di 25 anni, adulta e consapevole, ma con ferite ancora aperte e profonde. Provo un’enorme compassione per Noelia, una compassione che dovrebbe tradursi in presenza, accompagnamento e cura, non nell’autorizzazione a morire. Che lo Stato contempli il suicidio assistito per una persona così giovane mi sembra un errore gravissimo e, soprattutto, una sconfitta morale. Sì, la legge sull’eutanasia lo consente e Strasburgo tutela la sua decisione, ma non tutto ciò che è legale è necessariamente etico né veramente umano.
Queste parole non serviranno a nulla.Tutto il mio affetto a lei e alla sua famiglia in questi momenti così difficili.



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