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Tecno-autoritarismo

El Heraldo de México

16 marzo 2026

DI RODRIGO GUERRA LÓPEZ, SEGRETARIO DELLA COMMISSIONE PONTIFICIA PER L’AMERICA LATINA



Peter Thiel non è soltanto un miliardario della Silicon Valley. È uno dei pensatori più influenti del potere tecnopolitico contemporaneo. Fondatore di PayPal, è anche fondatore di Palantir. Quest’ultima non è una semplice azienda di software, bensì una peculiare teoria dello Stato trasformata in impresa per l’implementazione strategica di decisioni basate sui macro-dati.


Palantir condensa in un’unica istituzione sorveglianza, guerra, capitale e ideologia. Per esempio, uno dei suoi prodotti di maggior successo è “Gotham”. Da anni serve le principali agenzie di sicurezza e di intelligence del mondo. Per questo motivo, il problema di Palantir non è soltanto tecnico, ma politico e antropologico. Quando una piattaforma diventa indispensabile per la polizia, la strategia militare e i servizi di intelligence, emerge il “vendor lock-in”: lo Stato non acquista più soltanto un servizio, ma l’intelligibilità stessa delle proprie decisioni. La dipendenza tecnologica si trasforma così in una cessione di sovranità.


Non siamo di fronte a uno strumento neutrale, ma all’infrastruttura ideale di un potere tecno-autoritario, capace di classificare le popolazioni, prioritizzare gli obiettivi e occultare decisioni politiche sotto l’apparenza di pura efficienza tecnica. Un esempio concreto è “Maven” — software integrato con IA e utilizzato nella guerra con l’Iran — che trasforma la catena decisionale fino a ridurre l’essere umano a una garanzia quasi simbolica. La domanda “chi è un obiettivo legittimo?” rischia così di spostarsi dal giudizio prudenziale umano al sistema di ottimizzazione algoritmica. Qualcosa di simile avviene nella questione migratoria: “Falcon” e “ImmigrationOS” permettono di localizzare le persone, ricostruire i legami familiari, tracciare le abitudini di mobilità e coordinare espulsioni violente. Il migrante cessa di apparire come volto e biografia e diventa un “target” da conseguire.


Palantir si comprende meglio quando si studia la teologia politica che abita nella mente del suo fondatore. Thiel attinge da John Henry Newman il dovere di vigilare sui segni dell’Anticristo; da René Girard, l’intuizione che la violenza mimetica struttura la storia; e da Carl Schmitt, la logica amico–nemico. Il problema è che, laddove Girard vedeva in Cristo la rottura del meccanismo sacrificale, Thiel conserva la diagnosi della violenza ma sposta la risposta verso l’accumulazione di potere. Per Thiel deve esistere una forza che trattiene l’Anticristo, e tale forza è sempre ambigua, sempre a un passo dal diventare essa stessa Anticristo. Gli Stati Uniti, nella sua lettura, occupano esattamente questa posizione liminale.


Papa Francesco ha avvertito al G7 che nessuna innovazione è neutrale e che l’IA può imporre modelli uniformi e rafforzare un “paradigma tecnocratico”. Il documento vaticano Antiqua et nova insiste sul fatto che la pace non può essere sostenuta con strumenti che giustifichino ingiustizia, violenza o oppressione; Leone XIV ha ribadito che l’IA deve essere valutata alla luce dello sviluppo integrale della persona e non deve mai essere confusa con l’intelligenza, e tanto meno con la sapienza. Palantir diventa così un importante “segno dei tempi”: quando la tecnica promette di salvarci mediante sorveglianza totale, selezione algoritmica dei nemici e gestione logistica dei vulnerabili, il potere smette di servire l’uomo e inizia a esigere la sua obbedienza.

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