La pace non è un’utopia
- fibip2026
- Apr 15
- 2 min read
El Heraldo de México
13 aprile 2026
DI RODRIGO GUERRA LÓPEZ, SEGRETARIO DELLA COMMISSIONE PONTIFICIA PER L’AMERICA LATINA
E-mail: rodrigoguerra@mac.com

Lo scorso sabato 11 aprile, una moltitudine attendeva Leone XIV in Piazza e nella gremita Basilica di San Pietro. Con pochi giorni di anticipo, il Pontefice aveva convocato una veglia di preghiera per la pace. In un momento in cui la potenza militare si impone e la legge del più forte schiaccia il diritto internazionale, invitare a pregare appare, quanto meno, ingenuo. Le soluzioni di forza danno l’impressione di un maggiore realismo e pragmatismo. Tanto le destre quanto le sinistre hanno da tempo abbracciato l’identificazione della verità con l’azione. Nulla appare quindi più estraneo che recitare il rosario in Vaticano chiedendo la pace.
Tuttavia, vale la pena osservare attentamente che mai prima d’ora le grandi potenze politiche del mondo avevano avuto strumenti come quelli attuali per assicurare il successo strategico. In primo luogo, un enorme potenziale economico e militare. In secondo luogo, strumenti tecnologici che consentono di rendere più efficienti gli sforzi bellici in modo impensabile—sorveglianza satellitare, intelligenza artificiale, armi di distruzione di massa, ecc. In terzo luogo, mezzi di comunicazione di altissima penetrazione. E tuttavia, il risultato di tutto ciò si profila come un grande fallimento. I conflitti armati che si annunciavano brevi sembrano prolungarsi. I governi che avrebbero potuto essere facilmente intimiditi o dissolti si consolidano invece e danno prova di resilienza.
È come se, improvvisamente e in modo empirico, sotto gli occhi di tutti, emergesse ancora una volta che il pragmatismo non è sinonimo di realismo, bensì una delle sue più perniciose astrazioni ideologiche. Esistono sempre aspetti della realtà non strumentalizzabili che eccedono la prospettiva utilitaristica e che, spesso, risultano essere proprio quelli decisivi per “far accadere le cose”.
Si racconta che intorno al 1943 Winston Churchill cercò di ricordare a Iosif Stalin che, al di là delle mappe, degli eserciti e del denaro, esiste anche una realtà spirituale e morale che non può essere ignorata nei momenti di conflitto armato. Stalin, fedele al suo modo di intendere il potere, rispose: “Quante divisioni ha Papa Pio XII?”. In quelle poche parole si condensava un’intera visione del mondo. La storia avrebbe poi mostrato come un giovane povero e orfano, nato in un villaggio marginale della Polonia, ricorrendo ad altre forze e confidando nel volto scuro di un antico icono mariano, avrebbe inciso sul corso della Storia in un modo che Stalin non avrebbe mai immaginato.
Leone XIV, consapevole che le energie che trasformano realmente il mondo sono quelle capaci di trasformare i cuori, ha detto lo scorso sabato: “la Chiesa è un grande popolo al servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza esitazione, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, soprattutto quando la dignità infinita di altri esseri umani è in gioco, minacciata dalle continue violazioni del diritto internazionale. In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una ‘casa di pace’, dove impariamo a disinnescare l’ostilità mediante il dialogo, dove si pratichi la giustizia e si custodisca il perdono. Oggi più che mai, infatti, è necessario mostrare che la pace non è un’utopia”.


Comments