Comunicato della FIBIP sulla proposta di legalizzare in Europa la "maternità sostitutiva"

 

 

         A partire dal 16 dicembre prossimo la Commissione per gli Affari Sociali, la Salute e la  Famiglia, dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, dovrà analizzare un Progetto di Risoluzione che pretende la legalizzazione della “maternità sostitutiva” nel vecchio continente.

 

         La Risoluzione, presentata dall’On. Michael Hancock, porta il seguente titolo: “Per il riconoscimento e l’inquadramento della maternità sostitutiva, un’alternativa alla sterilità” (“For recongnition and supervision of surrogacy as an alternative to sterility”).

 

         La FIBIP (Federazione Internazionale di Centri ed Istituti di Bioetica di Ispirazione Personalista), che rappresenta più di 40 centri sparsi in tutto il mondo, desidera proporre alcune riflessioni in relazione a questo Progetto di Risoluzione.

 

         La motivazione espressa dall’On. Hancock si basa sull’attuale discrepanza delle legislazioni dei diversi paesi europei in relazione alla pratica della maternità sostitutiva: “In alcuni Stati essa viene considerata come una alternativa medica all’impossibilità della gravidanza e tollerata o supervisionata; in altri Stati essa è proibita e a volte sono applicabili pesanti penalità a coloro che partecipano”. Si aggiunge che le nuove tecnologie dell’informazione rendono “ogni proibizione a livello nazionale in qualche modo illusoria”. Si afferma poi che le disparità legali tra i vari paesi “causano conseguenze dannose per la madre gestazionale, i genitori e il bambino stesso”.

 

         Stupisce che una proposta di Risoluzione che pretende di essere seria, si basi su un presupposto tanto banale. La discrepanza tra le diverse legislazioni di una stessa regione, soprattutto in materie così delicate e così legate ai valori di ogni società, non può giustificare l’imposizione universale di un modello unico. Il fatto che, per esempio, in alcuni paesi non venga punito l’abbandono degli animali domestici come succede in altri paesi vicini, e che alcuni cittadini abbiano valicato la frontiera a questo scopo, non significa che si debba permettere l’abbandono in tutte le legislazioni. Piuttosto, ogni Parlamento si deve chiedere quale sia la regolamentazione più giusta.

 

         Se poi si viene a sapere che, in realtà, solamente 3 Stati membri del Consiglio d’Europa permettono la maternità sostitutiva in alcune condizioni (Grecia, Regno Unito e Russia), e che 11 paesi la proibiscono esplicitamente, allora la base della proposta si evidenzia ancora più fragile.

 

         La maternità sostitutiva (o “surrogata”) costituisce una delle espressioni più decadenti delle pratiche di riproduzione assistita. Espressione di una mentalità che porta a giustificare qualunque comportamento che serva per ottenere lo scopo desiderato. In base a questo atteggiamento, il desiderio del figlio, che per alcuni diventa una specie di “diritto al figlio”, può giustificare anche una pratica che offende profondamente la dignità della donna e quella del figlio.

 

         Studi sempre più accurati dimostrano che tra la madre gestante e il figlio che porta in grembo si instaura un profondo rapporto affettivo, molto importante per la crescita del bambino nei primi mesi dopo la nascita. Programmare una gravidanza in modo che spezzi volontariamente questo rapporto costituisce una seria ingiustizia nei confronti del bambino. Si priva infatti al bambino del suo diritto naturale ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato dai propri genitori.

 

         La donna che si presta a questa operazione, a pagamento o in modo gratuito, utilizza il suo corpo, in una funzione così intima e carica di significati come è l’esperienza della gravidanza, in maniera meramente strumentale. Un vero e proprio declassamento, profondamente offensivo della sua dignità. Qui non si tratta, in effetti, dell’eventuale adozione di un essere umano congelato in stadio embrionale allo scopo di salvare la sua vita e di accoglierlo come proprio figlio; si tratta piuttosto di portare avanti la gravidanza su incarico di altri, come mero processo strumentale che mira a dare un figlio a chi non è in condizioni di generarlo.

 

         Fanno bene, dunque, la maggioranza degli Stati europei a non accettare la maternità sostitutiva. La proposta dell’On. Hancock dimostra la sua carica ideologica e manipolatoria quando, anziché invitare ad un’analisi seria e serena del problema, si permette di affermare che “il dibattito non appassionato” su questa materia viene reso difficile dal fatto che “numerose reazioni negative contro la maternità sostitutiva poggiano frequentemente su degli stereotipi e delle idee fisse”.

 

         Questo tentativo di squalifica aprioristica di coloro che la pensano in modo diverso aiuta a capire lo spirito di una proposta che pretende di unificare le leggi europee (allineandole ad una esigua minoranza di paesi) per il bene di tutti.

 

 

9 dicembre 2005